Welfare, in Sardegna monta la protesta delle Associazioni di categoria

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Le delegazioni regionali di Acris, Agci Solidarietà, Anffas, Confcooperative Federsolidarietà, Legacoopsociali e Uneba hanno inviato una lettera aperta-istanza al presidente della Regione, Christian Solinas, all’assessore all’Igiene, Sanità e Assistenza sociale, Mario Nieddu, ai presidenti della Terza Commissione “Programmazione e Bilancio” (Stefano Schirru) e della Sesta Commissione “Salute e Politiche sociali” del Consiglio regionale (Antonio Mario Mundula) e a tutti i consiglieri regionali di maggioranza e opposizione. Salvatore Pani, Giovanni Loi, Rita Angela Pitzalis, Antonello Pili, Andrea Pianu e Giancarlo Maurandi, unitariamente, chiedono a nome delle sei sigle due cose: innanzi tutto l’adeguamento immediato delle tariffe del sistema sanitario, sociosanitario e socioassistenziale, e poi la convocazione del Tavolo tecnico per discutere della riforma del sistema del welfare.
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“La sanità della Sardegna – si legge nella lettera – vive una situazione di grande difficoltà. I processi di riforma e adeguamento del sistema, in risposta alla crisi pandemica di questi anni, stentano a produrre effetti concreti nella vita dei cittadini. In questi mesi, mentre la discussione nazionale ridisegna le reti territoriali di cura e lavora alla riforma di un sistema innovativo per la gestione della non autosufficienza garantendo diritti e piena cittadinanza alle persone con disabilità, l’iniziativa della Regione Sardegna risulta inadeguata rispetto alle reali esigenze e necessità”.
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Le Associazioni rivolgono un appello “affinché vengano intraprese tutte le misure necessarie a scongiurare il collasso dell’intero settore. Infatti, nell’ambito del sistema sanitario accreditato, nella riabilitazione globale e nelle strutture residenziali e non (anziani, minori, soggetti con dipendenze e disturbi della salute mentale), è ormai impossibile sostenere i costi per la gestione dei servizi: il sistema rischia di saltare compromettendo la vita, la salute e il futuro di tante persone”. La salute pubblica e la giustizia sociale, oggi, “si basano su un sistema tariffario fermo da oltre dieci anni (mentre la sola inflazione è cresciuta dal 2012 al 2021 di oltre il 16%, con una tendenza che appare in ulteriore drammatico aumento); un sistema che non consente né di ripagare i costi di gestione delle strutture, né di garantire un lavoro dignitoso agli operatori del settore: requisito minimo per poter erogare prestazioni di qualità. Come associazioni e coordinamenti di rappresentanza dei diversi soggetti impegnati in tutto il territorio regionale nella realizzazione di servizi e prestazioni fondamentali per il benessere di una larga fascia di popolazione, riteniamo non ci sia più tempo da perdere”.
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“Chiediamo di adeguare le tariffe per tutti i servizi secondo l’incremento percentuale dei costi di produzione e garantendo, contestualmente, la copertura economica al volume di prestazioni attualmente erogato”, hanno detto questa mattina i rappresentanti delle sei sigle durante una conferenza stampa che si è tenuta a Cagliari. “Occorre riattivare tutti i Tavoli tecnici pubblico-privato, consentendo il pieno coinvolgimento degli organismi di rappresentanza e di tutti gli attori del Sistema sanitario regionale del sistema integrato, per una presa in carico delle criticità del settore. L’aggiornamento strutturale del sistema tariffario vigente deve includere ulteriori tipologie di servizi e prestazioni che oggi sono in fase di acquisizione dal sistema di accreditamento, come l’assistenza domiciliare integrata e i servizi resi dalle comunità per minori. Avanziamo questa richiesta nella consapevolezza di essere soggetti fondamentali per l’erogazione di prestazioni necessarie alla vita quotidiana e al futuro di tanti cittadini. Non accettiamo che si alimenti una guerra tra poveri, innanzitutto tra i beneficiari degli interventi e tra i soggetti gestori, i professionisti e gli operatori che vi sono impegnati. Le mancate risposte non faranno altro che aumentare una situazione di incertezza e compromettere, irresponsabilmente, posti di lavoro e servizi fondamentali. Il ripensamento e la riorganizzazione del sistema dei servizi di welfare, verso una reale e forte integrazione nella dimensione sociale e sanitaria concepito in una logica di filiera coordinata e programmata rispetto ai diversi livelli di bisogno e di prossimità ai territori, sono un obiettivo urgente e decisivo da perseguire. Ma non lo si potrà conseguire senza un forte coinvolgimento dei diversi attori, dalle istituzioni locali ai soggetti sociali e agli operatori del Terzo settore, con pari dignità e opportunità. Tantomeno lo si conseguirà se le esperienze oggi presenti nella nostra comunità regionale saranno costrette a chiudere per una miope logica di risparmio economico. Su queste basi sollecitiamo l’attenzione e l’impegno concreto delle Istituzioni regionali, della politica in tutte le sue rappresentanze affinché si assumano tutte le decisioni utili ad affermare nei fatti i diritti fondamentali di cittadinanza, salute e assistenza”.

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